La politica italiana sembra una trottola impazzita: difficile affermare con certezza chi o cosa riuscirà a fermarla, e a mettere un po’ d’ordine nel convulso panorama attuale. Ci si affanna a decifrare alleanze, a cercare soluzioni all’impasse istituzionale, senza rendersi conto che verranno persi altri mesi per trovare un equilibrio precario che servirà, nel migliore dei casi, a varare una nuova legge elettorale. Superfluo, a questo punto, ricordare che sarebbe stato sufficiente un maggiore senso di responsabilità da parte dei partiti per evitare l’attuale paralisi. Senza passare per catastrofisti, non serve andare molto indietro nella Storia, per trovare esempi di una tale situazione di incertezza. L’humus politico, economico e sociale nel quale galleggia il nostro Paese è sempre più simile a quello della Repubblica di Weimar, noto esperimento di democrazia liberale iniziato nel 1919 in Germania e conclusosi nel 1933 con la nomina a cancelliere di Hitler. Senza dilungarci in merito (per un’analisi più approfondita degli eventi di Weimar si vedano i link in fondo all’articolo) è evidente che un insieme di fattori, sia esterni che interni, stanno creando le condizioni in Italia per una crisi definitiva della democrazia rappresentativa, favorendo così l’ascesa di forze dai chiari connotati totalitari, o meglio totalizzanti, che trovano terreno fertile di consenso nell’incapacità delle istituzioni tradizionali di rispondere alle esigenze dei cittadini. In questi giorni, molto è stato scritto e detto in merito a Grillo ed al suo movimento, frettolosamente bollati come fascisti e anche derisi da più parti. In realtà, tra una battuta e un’etichetta, sarebbe opportuna una riflessione più seria sui pericoli che potrebbero derivare da un’ascesa inarrestabile del Movimento 5 Stelle.
