venerdì 1 giugno 2018

EUROPA CHE VORREI


L’Unione Europea pone le sue origini su fondamenta di tipo liberale: una grande zona di libertà economica basata sulla libera circolazione di persone, beni e capitali.
Con L’Euro è stato fatto un passo in avanti nella direzione giusta (che ne dicano i saccenti economisti e politici di basso rango). L’adozione di questa moneta, seppur di natura fiat (non legata all’oro) rappresenta una discreta approssimazione di una moneta solida come era una volta l’oro (non manipolabile dagli stati).

domenica 4 marzo 2018

BUON VOTO


In questa campagna elettorale tutte le forze politiche puntano ad iniziative che possano aumentare l’occupazione al lavoro.
Viene da sé che l’aumento dell’occupazione dipende dalla crescita economica. E affinché ci sia crescita economica occorre che ci sia una compresenza armoniosa di tre forme di capitale.






sabato 20 gennaio 2018

Salviamoci dagli Italopitechi

Da alcuni mesi, nei ritagli di tempo, sto cercando di analizzare, studiare e capire la filosofia politico-economica che sta alla base del sistema Bitcoin. 
Giorno dopo giorno scopro che è un nuovo paradigma fantastico, con notevoli potenzialità future; dove le responsabilità individuali giocano un ruolo fondamentale in quanto trattasi di un sistema pienamente libero.
Però c’è qualcosa che mi spaventa enormemente e che mi rende incredulo sul nostro futuro. Orbene mi sono reso conto che i nostri economisti mainstream italiani, europei, mondiali, premi nobel (quelli che oggi vanno di moda in tv e consigliano i nostri politici) … non sanno un cazzo; scusate. Questa è gente che ha terminato di studiare ed approfondire e dalle loro cattedre sentenziano la fine delle criptovalute.

domenica 29 ottobre 2017

FERMIAMO LA MATTANZA DEI POSTI DI LAVORO - l'illusione dei nostri politici polesani




















Molte risorse di aziende italiane, vengono sottratte dallo stato attraverso la tassazione. Queste risorse, potrebbero invece essere destinate ad utili aziendali per ulteriori investimenti; investimenti che potrebbero creare nuovi sani posti di lavoro.
La tassazione inoltre rappresenta un ostacolo insormontabile se le aziende risultano attraversate da crisi economiche innescate da eventi ciclici o dalla manipolazione dei mercati da parte degli stati.
Lo stato a sua volta, si fa partecipe per salvare le aziende in difficoltà, promettendo di eliminare la mattanza di posti di lavoro di cui lui stesso ne è una causa.
Si individuano pertanto progetti di assistenza sociale; sottraendo ulteriori risorse ad altri.
Molti politici propongono questo tipo di interventi pensando che portino benefici alle aziende ed ai lavoratori.
Come Bastiat  insegna, i benefici immediati ci potrebbero essere; ma è quello che non si vede che, con il tempo, porta al fallimento più completo degli obiettivi. Spesso ci facciamo trarre in inganno da ciò che si vede rispetto a ciò che non si vede.
I progetti "piani di rilancio sociale" non fanno altro che trasferite risorse da aziende che hanno un buon rendimento produttivo ad aziende ormai morte, fuori mercato. Queste risorse, che se non sottratte potrebbero potenzialmente creare nuovi posti di lavoro, vengono utilizzate per mantenere, per quanto possibile, posti di lavoro improduttivi.
Questi provvedimenti non fanno altro che estendere il problema, piano piano, ad altre aziende amplificando la crisi economica ed estendendo i disagi alle persone e al territorio (Polesine).
Lo so è difficile dirlo, ma sarebbe più saggio lasciare che le  aziende improduttive facciano il loro corso e dare la possibilità a chi sa investire meglio il proprio denaro di creare nuovi posti di lavoro sani.
Pertanto, a differenza di quanto affermano i nostri politici polesani, sarebbe opportuno che le regioni e lo stato si limitassero a fare ciò di cui si devono realmente occupare.
Se si vuole risolvere realmente questo problema è necessario eliminare gran parte delle leggi sul lavoro rendendolo più flessibile; ciò sarà possibile solamente liberalizzando i mercati ed il mercato del lavoro.
La politica ed i sindacati propongono esclusivamente soluzioni di superficie, soluzioni che creeranno nuovi problemi per i quali saranno nuovamente invocate ulteriori soluzioni di superficie come in una sorta di reazione a catena senza fine (Ilva, Alitalia, ecc....)


Lettura consigliata "Il livello zero in Economia e Politica" di Stefano Tonelli ed. USEMLAB.

lunedì 16 ottobre 2017

REFERENDUM AUTONOMIA DEL VENETO, SEI MOTIVI PER VOTARE SI

Nei giornali, in particolare in quelli locali, si leggono spesso le opinioni di alcuni politici contro il referendum consultivo per l’autonomia del Veneto; spesso sono accuse frivole prive di un pur che minimo approfondimento.
In particolare vengono fatte le seguenti critiche:
- eccessive spese per l’organizzazione del referendum
- un referendum privo di valore

lunedì 25 settembre 2017

La Catalogna un episodio straordinario

Per chi è appassionato di tutto ciò che è libertà individuale non può non seguire gli avvenimenti che in questi giorni avvengono in Catalogna.
Ovviamente i nostri telegiornali ne parlano il meno possibile, se ne parlano li confezionano in modo da far passare il concetto: sono problemi loro.
Venerdì 22 settembre, ascoltando Radio 24, in particolare la trasmissione radiofonica “La versione di Oscar”, il conduttore, Oscar Giannino ha intervistato il Prof. Carlo Lottieri, filosofo liberale docente di  filosofia politica a Siena e filosofia delle scienze sociali alla Facoltà di Teologia di Lugano in Svizzera; un filosofo con le idee chiare, di cui condivido a pieno quanto espresso nella trasmissione radiofonica. Di seguito riporto alcuni spunti emersi nell'intervista che ci fanno capire l’importanza di questi avvenimenti.

La Catalogna è un episodio straordinario per tanti aspetti che riguarda sia la Spagna che l’intera Europa. Un eventuale distacco comporterebbe il disfacimento della Spagna (la Galizia, i Paesi Bassi); con una influenza su tutta l’Europa continentale (Scozia, Veneto, Baviera, ecc…) aggrappata al vecchio concetto di stato prima di tipo monarchico e poi parlamentare.

mercoledì 17 maggio 2017

COMUNICAZIONE NON OSTILE

Riporto di seguito i punti del manifesto della comunicazione non ostile che può essere firmato alla seguente pagina web: www.paroleostili.com.

1.

Virtuale è reale

Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona.

2.

Si è ciò che si comunica

Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano.

3.

Le parole danno forma al pensiero

Mi prendo tutto il tempo necessario a esprimere al meglio quel che penso.

4.

Prima di parlare bisogna ascoltare

Nessuno ha sempre ragione, neanche io. Ascolto con onestà e apertura.

5.

Le parole sono un ponte

Scelgo le parole per comprendere, farmi capire, avvicinarmi agli altri.